Qui si parla di DROGA?
6 dicembre 2005
La mamma spesso ti dice quello che puoi fare e quello che non puoi fare. Ma tu sei piccolo e non puoi capire cosa c’è dietro, e, anche se a fatica, ti convinci che è per il tuo bene, che è giusto.
Così non immagini che dietro il continuo rifilarti di legumi ci sono dietro le multinazionali degli ortaggi che combattono quelle delle cotolette, che tu preferiresti di gran lunga.
Così vieni tirato su tra mille divieti e qualche concessione. Il poco che basta, errore grossolano, per accorgerti che forse lì fuori, oltre la mamma, ci si diverte davvero.
Provi di nascosto a mettere le dita del naso, non solo non becchi un secco schiaffo sulle mani ma apprezzi anche la consistenza del prodotto espulso. Poi piano piano scopri che i panini del McDonald’s sono più buoni del passato di ceci e che i capelli scompigliati portano più amichette della fila a lato.
La trasgressione si insinua in te come un virus, come una dipendenza, vuoi sempre di più. Così ci sono le sbornie, le sigarette, le sigarette upgraded, le polveri e il sesso con sconosciuti. E la cosa più bella è che la mamma non lo sa e non potrà mai scoprirlo con un po’ di attenzione.
Non fino a quando non interviene una mamma con la vista più buona o semplicemente più spiona e attenta, la chiamano madama, legge, stato, autorità, non te ne fotte, è solo una mamma più rompicoglioni di quella di prima e anche un più severa.
Ma tanto ormai lo sai, ottenere il perdono è più semplice che ottenere il permesso.
E allora tu scontata la tua punizione, di qualunque entità, pensi a come fare a continuare nelle cose che ami riuscendo a sfuggire anche agli occhi vispi di questa nuova mamma.
Alla fine ci riesci, anche se purtroppo ti tocca rischiare molto di più, magari l’integrità fisica, magari la vita, però insomma sei di nuovo libero.
Quanto più ti proibiranno tanto più rischierai, finirai per farlo per il solo gusto infantile di disubbidire.
O per un ideale, perché ti fa ridere e forse anche incazzare che per lo stesso identico motivo, collusioni varie nemmeno tanto fantascientifiche, una cosa è vietata (l’erba del vicino sempre più verde?) e un’altra no (anche se il buon Philip M. non ha ucciso certo meno di un qualunque Pablo E.).
Intanto anche i mulini a vento si stanno stancando di farsi combattere da Don Chishotte, ma tengono duro.
Quello che non capisco
1 ottobre 2005
A tutte le donne di una certa età, quando dico una certa età mi riferisco sopra i quaranta se non proprio sopra i cinquanta, che indossano quelle magliettine giovanili e provocanti con scritte del tipo “69 FUJYKO”. Il fatto è che mi inquietano perchè non capisco il messaggio che vogliono trasmettere. Un po’ di buonsenso su.
People of the earth
17 maggio 2005
Questo è più o meno quello che mi ronzava per la testa oggi, quello che avrei in qualche modo voluto comunicare.
People of the earth, you are not cool
You eat hamburgers and go to school
People of the earth, you are bland
You ain’t even got a decent band
People of the earth, you have no clue
You still wear kagouls and tennis shoes
Graham Coxon
Weakness is disease
9 maggio 2005
her•pes (hûr’pez), n.: Any of several viral diseases causing the eruption of small blisterlike vesicles on the skin or mucous membranes.
Striscia dentro di me, apparentemente innocuo, non lo sento. A volte questo mi rende forte, a volte imprudente, spesso debole. Sono malato e la mia malattia non si può curare, perchè non c’è, non in superficie, non un cazzo di sintomo. Sempre pronta a venir su inevitabile e viscida.
Ed è dolce il brivido che mi assale, un misto di caldo e freddo, accompagnato da tremori soprattutto alle articolazioni, una sorta di stato di incosciente eccitazione. E’ la vulnerabilità che lascia dietro di se, dentro di me, che fa male. Sentire che per quanto io possa far finta di essere sano alla prima occasione mi ritrovo di nuovo affetto.
Ma non sono più un bambino, ho perso caparbietà e testardaggine, non mi accanisco più, non mi interessa curarla, non posso sprecare energie preziose perchè è proprio questo che si vorrebbe, la totale debilitazione per lo sforzo profuso inutilmente. Ma almeno questo credo di riuscire a non concederglielo.
Addirittura a volte mi sembra di riuscire a dare l’idea di essere riuscito a ingannare anche me stesso, dico cazzo, questa volta sono proprio guarito, quasi non sento più dolore, poi la smetto di prendermi in giro.
Avrei bisogno di iniettarmi questo batterio direttamente nel sangue, far uscire in superficie una vena e offrirgli in dono tutto il suo male, sperare in una reazione, scoprire un organismo capace di opporre una resistenza, rispondere a un attacco frontale, sentirmi sorprendentemente forte.
Ma non si può, me lo sconsigliano tutti, anche il mio stesso buon senso, troppo rischioso, praticamente significherebbe prendere in giro la morte e mi sa che l’ironia non è il suo forte, anche la morte è donna.
E allora l’unica cosa che posso fare è sperare nel tempo, nel caso più forte dell’ineluttabilità delle circostanze, non potendoti guardare negli occhi.
Mi hai rubato un’altra pagina e non lo meriti, questo è il vero male.
Oily water
22 marzo 2005
A quelli che preferiscono un olio strutturato appositamente per il proprio motore piuttosto che risparmiare settanta centesimi. Cioè, uno che si fa questi problemi già deve ammettere che qualche problema ce l’ha.
Telematico
24 febbraio 2005
A chi parla e si infervora e si diverte al cellulare con l’auricolare, non solo in macchina, ma anche per strada e ovunque. Stanno facendo le prove per telecomandarci e ne siamo felici.