La mia casa osserva un turno di chiusura il lunedì però al martedì l’ingresso è ridotto, questo vale anche per la cucina. Nella mia casa non ci sono finestre, infatti la maggior parte delle volte la porta d’ingresso è aperta. Questa cosa crea tanto entusiasmo tra i passanti che si divertono a guardare dentro come fosse un reality show.
La mia casa non è grande, anzi, i più direbbero “la tua casa è proprio un buco”, ma per fortuna abbiamo imparato a sfruttare anche la quarta dimensione, un po’ come Woland nel libro “Il Maestro e Margherita”, questo ci permette di tenere degli splendidi ricevimenti che arrivano a contare anche trenta invitati. Proprio per la frequenza di queste grandiose feste abbiamo deciso di tenere sempre appeso un cartello di auguri di Buon Compleanno, a volte partono feste a sorpresa quando uno meno se lo aspetta, meglio non farsi trovare impreparati, ché il mondo della mondanità ti dimentica in un attimo.
La mia casa è detta amichevolmente “sauna”, per la storia dell’assenza di finestre di cui sopra, ma anche per il fatto che è interamente rivestita di pannelli di legno come dentro le saune. Abbiamo anche un bagno, amichevolmente detto “ritirata”, perchè ricorda quelle dei treni per dimensione e forma degli accessori. Il lavandino è così piccolo che se per caso uno si vuole buttare un po’ di acqua in testa per farsi bello deve usare quello della cucina.
La mia casa è alimentata solo dall’Enel, non abbiamo gas nè riscaldamenti, però al suo interno passanno comunque condutture di gas, quindi non ci precludiamo la possibilità di saltare in aria. La camera per dormire è anch’essa molto piccola e buia, c’è una piccola finestra che però affaccia su un muro. C’è un letto matrimoniale in discesa perchè ha un piede cedevole e un letto singolo che funge per lo più da armadio. Nonostante queste limitazioni a volte hanno dormito in questa umile dimora anche sei persone contemporaneamente. Perchè la generosità non manca da queste parti. Per esempio anche il bagno è a disposizione di tutti. Abbiamo avuto l’onore di ospitare un turco, due spagnole con cane, più personaggi vari. A volte si dimostra molto utile per conoscere signorine nuove il tutto, che però poi non ci salutano nemmeno se poi ci vedono per strada.
La mia casa, con ingresso indipendente si trova al pian terreno di un vecchio palazzo. Questa posizione ci crea non pochi disagi. Se piove in modo torrenziale ci dobbiamo armare di scope per tenere l’acqua fuori. Una volta è successo che il pozzetto della fognatura si è otturato e tutta l’acqua del palazzo usciva dalla nostra doccia e per poco non dovette intervenire la protezione civile per trarci in salvo. Poi venne la ditta di spurgo e risolse in maniera brillante la situazione, anche se ci fu un po’ di merda da ripulire. Abbiamo anche un sotterraneo che però non occupiamo perchè dentro ci sono i mostri della muffa, spaventose creature che ingurgitano tutto quello che gli si avvicina. In più disponiamo di una cantina+magazzino di un metro quadro che vorremmo subaffittare.
Parlo con la prima persona plurale perchè divido questa umile dimora con un fratello e nessun altro, perchè ci vuole un po’ di spirito di avventura per vivere qui dentro. Però tutti quelli che entrano in questa casa dicono sempre “Uh, che bellina”, “Madonna quanto è simpatica”, come se una casa dovesse essere simpatica e far ridere, però nessuno fin’ora ha voluto fare cambio con noi.
Allora mi sa che forse ci prendono anche per il culo

Io e la mia amica lepre ci vediamo tutte le sere. Io torno da lavoro, lei è solitamente davanti al bar a giocare a carte con i suoi compari.
E’ un rapporto speciale, basato sulla reciproca stima e sulla fiducia. Io fermo la macchina in doppia fila e mi intrattengo a chiacchierare con lei. Si discute del più e del meno, politica, calcio, cinema, donne e via dicendo.
La mia amica lepre non è un semplice animale, sebbene all’apparenza possa sembrarlo, in realtà è dotata di una sensibilità straordinaria, a volte mi stupisco io stesso di quanto sia eccezionale. Non credo potrei fare a meno di lei ormai.
E’ stata lei ad aiutarmi quando sono dovuto uscir fuori da quella storia d’amore naufragata, così com’è stata lei ad aiutarmi quando c’è stato da truffare l’assicurazione per quella storia di incidenti inventati.
Ha sofferto molto nella sua vita, la madre è morta di aids quando era ancora giovane e il padre è tutt’ora un alcolizzato che non si è risparmiato in quanto a percosse, nonostante tutto è riuscita a venirne fuori, con carattere, non si è mai vittimizzata, ha sempre guardato la vita dritto negli occhi.
Tutte queste parole sono semplicemente per dire grazie, a te amica lepre che mi stai aiutando a diventare grande, nonostante tutto. E non ci sono metafore nascoste da ricercare in questo.

Il mercato del lavoro ormai è saturo, quello della disoccupazione anche. Gli inganni sono venuti a galla e ti sei accorto che sei ti iscrivi a ingegneria ti fai il culo ma poi non è detto che lavori, non a condizioni umane, forse con contratto degno di uno schiavo in una piantagione di cotone si. Se ti iscrivi alla coollissima scienze della comunicazione, non lavori, a meno che non vedi della comunicazione che so nel lavoro dello scarpaio, il buon vecchio artigianato insomma, di buono c’è che forse scopi un po’ di più, ma anche quello è da vedere, si passa da un mercato saturo ad uno con barriere di ingresso pressochè insormontabili.
Allora il giovane posto di fronte al suo futuro fatto di incertezza e anche un po’ di fronte al suo passato, fatto di una generazione che, tutto sommato con la buona balena bianca al governo, si è ritrovata felicemente a lavorare come statale, il giovane, dicevo, deve organizzarsi, inventarselo il lavoro, facendo sua la lezione partenopea, la famosa arte di arrangiarsi che ha avuto come massima espressione la figura di Totò che vendeva la fontana di Trevi.
E quindi ci ho pensato, ho scartato la soluzione scrittore, musicista o “artista” di ogni tipo, mi sentivo preso in giro da me stesso. Alla fine, in una fresca serata di maggio ho visto quello che sarà il mio futuro.
Io da grande voglio essere un bevitore di successo, cosa che non vi dice niente, ma ora vi andrò a spiegare.
Ormai bisogna sfruttare i media, la televisione, ma l’idiota è già un ruolo abusato, bello come Costantino non sono, quindi ho deciso di specializzarmi nel campo dell’alcoolismo.
Diventerò una celebrità, farò le serate in discoteca, e mi pagheranno per bere un prosecchino su una pedana. La gente mi fermerà per strada e mi chiederà di offrirmi da bere, “bevi dal mio bicchiere bevitore di successo, ti prego!!!” questo mi sentirò urlare.
Un lavoro che mi permetterà di vivere bene, agiatamente, allegramente, spensieratamente. Non dovrò nemmeno preoccuparmi dell’annosa questione della previdenza sociale, perchè se mai diventerò davvero un bevitore di successo morirò lavorando fino all’ultimo, che non sarà nemmeno tanto tardi.

“Si è spento il bevitore di successo, stava bevendo un angelo azzurro alla festa del centenario dalla creazione di questo leggendario cocktail. E’ volato via mentre faceva ciò che amava: bere. Ora lo vediamo, lì, a brindare con gli angeli e San Pietro e forse anche il Paradiso sarà un po’ meno noioso. Brinda alla salute di noi che stiamo qui giu bevitore di successo, noi lo faremo per te”.

Sono in ansia, perchè il mio animale domestico non si fa più vedere da ventiquattro ore.
Il mio animale domestico si chiama Gina ed è una simpatica mosca che è entrata per caso e che piano piano è diventata parte integrante del misero nucleo familiare a cui appartengo. Le sono molto affezionato perchè lei mi mostra tanto amore. La mattina, quando dormo ancora, mi viene a svegliare dolcemente, carezzandomi la fronte per ricordarmi del mio dovere di studente. Non sto poi a dirvi che tenerezza che fa quando tutta carina mi viene vicino dopo pranzo per riscuotere la sua dose di avanzi, basti pensare che ho tolto anche il vizio di fare la scarpetta per lasciare qualcosa a lei.
Ma ora è sparita, non sento più il suo dolce ronzio nell’aria e neanche il suo dolce solleticare la mia faccia.
Non so come spiegarlo, forse è stata la scarsa igiene della mia umile dimora, troppo sporca per lei che stava sempre a lavarsi con quelle sue zampine.
O forse è stata la massiccia presenza di fumo passivo, eccessiva anche per un deumidificatore di ultima generazione.
Non lo so, ma mi manca, spero che torni, lo sogno ogni notte, spero in un dolce risveglio. E il solo pensare che potrebbe essere andata via per sempre, o peggio, morta, mi inquieta oltremodo.

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