Italian leather sofa
5 giugno 2006
Opportunity ha il solito odore di primavera conservata e scaduta.
Sono affossato su questo divano e sto sfogliando un elenco telefonico del 1985, provo a trovare delle motivazioni valide che giustifichino la mia presenza qui.
Sono giorni ormai che mi intossico di musica, di ogni tipo, senza preoccuparmi di sapere chi è che la suona. Il massimo sforzo concessomi è un impercettibile movimento dell’indice destro. Sono almeno due settimane che non ascolto più nessun suono proveniente dall’esterno, dalla vita.
Sto cercando di dimenticare me stesso per non dovermi costringere al confronto con lo specchio e con i miei ricordi. Sforzo i miei polmoni a saturarsi di fumo maleodorante. Spesso rischio il soffocamento, l’aria si è fatta densa, pregna di tutta l’apatia.
Riesco solo a descrivere quello che sento, le pila dei fogli ancora bianchi mi guarda severa.
Ho scartato mille idee, incesti, omicidi, tradimenti, viaggi e spartizioni. Le trovo tutte vuote, come se tutti i libri fossero già stati scritti, male per giunta.
Non sei fatta per la vita, almeno non sei fatta per la vita come la intendiamo noi uomini.
Alla fine ho cercato di crocifiggere anche te sotto i colpi dei martelletti di questa macchina da scrivere.
E mentre provavo ad immaginarti davanti a me per sottoporti alla mia personale condanna ho visto una parte del tuo corpo che davvero amavo, le tue scapole.
E’ stato allora che ho capito tutto, ogni cosa si è mostrata chiaramente: quelle curve così perfette che si stagliavano dalla tua schiena con energia, con forza mortificata, erano forse il suggerimento di una tua essenza celestiale, qualcosa che forse ti è appartenuto in qualche vita precedente.
Non ho saputo, nè forse si poteva, crocifiggere un angelo.
Per questo ho iniziato a crocifiggere me, che sono solo un povero uomo senza nessuna qualità, per punire la mia presunzione.
Opportunity, col suo odore di primavera confezionata e scaduta, è forse la mia croce.
The killers
30 marzo 2006
Ecco, finalmente abbiamo finito, è stato un lungo lavoro ma andava fatto.
Abbiamo girato per tutte le vie di Opportunity, di giorno e di notte, per osservare bene il bucato steso, per capire chi viveva in quelle case. Abbiamo cercato di localizzare tutti i fashion addicted della città, sperando di non aver dimenticato nessuno. Ora inizia la parte divertente del lavoro.
Sono stati lasciati in giro simboli sui citofoni, come fanno gli amici zingari: una scala che va da uno a tre puntini, rossi, a seconda della gravità della situazione, al vertice c’è la stella.
Un puntino: persone dedite alle mode, ma che non spendono capitali (o almeno non sembra), diciamo finti sciattoni, pseudo punkabbestia, indie del cazzo dal portafogli generoso.
Due puntini: le donne, perchè non è tutta loro la colpa, sono semplicemente più influenzabili.
Tre puntini: jeans rich e derivati, tutti quegli uomini che spendono trecento euro per un pantalone, duecentocinquanta per un paio di nike di merda, cose così.
La stellina: pellicce e alta moda, capi che non erano al sole ma che sono stati localizzati in seguito a pedinamenti.
A seconda della gravità passeremo dal depositare sterco di origine animale e umana presso le loro abitazioni, per passare ai drammi psicologici, tipo messaggi inquietanti nella buca delle lettere scritti con ritagli di giornale, fino ad arrivare a piccoli incendi dolosi, convolgendo magari proprio i capi d’abbigliamento innocentemente stesi al sole di primavera.
La battaglia inizia ora, ormai non si può più tornare indietro, le decisioni sono state prese.
E attenzione agli aperitivi, la prossima battaglia contro il fighetto coinvolgerà loro, precisamente quelli con più di due sostanze di cui una o più analcoliche, il prosecchino è ovviamente vietato ugualmente nonchè il nemico principale.
Sradicheremo il frivolo dalle vostre vite.
Sabato alle corse
28 febbraio 2006
Le strade qui a Opportunity, ma presumo in qualsiasi altra parte del tondo, sono ippodromi.
E in fila i cavalli, alcuni di razza, altri meno ma con la stessa volontà, battono i loro zoccoli, scalpitano, sbuffano e scalciano, pregano attenzione, scongiurano pietà.
Gli uomini, col vestito della festa, valutano, appuntano e puntano, cercano l’animale migliore, a volte semplicemente uno onesto che possa essere buono per una domenica mattina al galoppo, non tutti sono per i Grand Prix, bisogna accontentarsi.
Dai bordi delle piste, delle strade di Opportunity, si alzano risate, commenti, sfide e promesse, guarda che passo, immagina che cavalcata.
I cavalli paiono sentire nell’aria tutte queste tensioni e si fanno belli, alzano la testa e dignitosi procedono in un elegante trotto.
E prima o poi sceglieranno il loro cavaliere, un po’ per necessità, un altro po’ per vanità, concederanno le loro curve sinuose alle staffe di uomini fortunati.
Ma sia i cavalli che i cavalieri non dovrebbero affezionarsi troppo, per restare di buona razza, per non dimenticare come si galoppa. Ho detto che non dovrebbero, non che poi seguano davvero questa regola vecchia quanto il mondo.
Sulle strade di Opportunity ci sono anch’io, ma di solito non scelgo nessun equino, preferisco immaginare la loro eleganza, suggerita dai secchi colpi di zoccolo, dallo sguardo fiero, piuttosto che scoprire mezzosangue dal passo fiaccato.
Lascio al loro trotto tracciare le mie fantasie, firmando scie che per vero non potrebbero mai ricamare.
Perchè della libertà dei loro antenati non hanno serbato nemmeno il ricordo.
Perchè troppo spesso amano seguire la frusta di un cavaliere da accontentare.
Perchè sul loro dorso non potrei mai inseguire i miei sogni.
A spasso con Thom
17 dicembre 2005
Sabato sera, nella tranquilla cittadina toscana in cui vivo, altrimenti conosciuta come Opportunity, come la sonda marziana.
Cerco nella mia testa qualcosa da fare, siamo pur sempre ad Opportunity, ci sarà qualcosa con cui arrivare al mattino tra il finto centro sociale e i finti locali dove si scrivono le regole della movida.
Alla fine mi decido per la cosa più semplice, telefono Thom Yorke. Perdo circa mezz’ora nel convincerlo ad abbandonare le sue velleità suicide per questo fine settimana, ci riesco, con la tenacia.
Ci incontriamo in un non ben classificato punto, per il solo motivo che tutti ci si incontrano lì.
Iniziamo il nostro tour itinerante per locali, alla ricerca della soluzione etilica ottimale, che venga incontro al nostro stato d’animo particolarmente stonante con l’atmosfera festaiola. Devo farlo ubriacare, mi serve sfatto per il mio esperimento.
Al tavolo a fianco a noi ci sono due donne abbondanti di curve e d’età che pensano di essere ancora a vent’anni fa sulla carta d’identità. Le stuzzico un po’ con qualche battuta e con sorrisi finti come la birra che stiamo bevendo, solo per far divertire Thom, chiaro, per farlo bere.
Devo dire che va benissimo, decido di invitare le due dame al nostro tavolo, partiamo con un giro di spumante, per poi provare un porto, fino a scendere negli abissi della sbobba da alcolizzati, la sambuca, può bastare, ci congedo, Thom non parla più.
Serve ancora qualcosa, quattro salti in qualche posto qualsiasi, in un posto solo visto che siamo ad Opportunity, qui le donne sono decisamente più giovani, decisamente più stronze, decisamente più ubriache, guardo Thom distrattamente, si diverte, gli sorrido, ricambia alzando un bicchiere dal contenuto verde luminosissimo, bene.
Thom andiamo a casa? Ci siamo quasi, sono vicino al mio obbiettivo.
Arrivati nella mia accogliente dimora situata al piano seminterrato di una strada con forte pendenza, motivo per il quale si allaga quando piove, verso del rum con coca nei bicchieri, prendo la chitarra.
La butto lì distrattamente. Che Thom ti va di canticchiare qualcosa? Si vero? E’ felice, sono riuscito a distrarlo dal suicidio. Ho tutto ciò che mi occorre, una chitarra, Thom ubriaco e felice, non serve altro.
Inizio a suonare Hand In Glove degli Smiths, con arrangiamento molto acustico, bello ritmato, Thom la conosci vero? Inizia a cantare, divinamente come solo lui sa fare. Poi passiamo ad altro, non importa più a questo punto cosa, lo faccio anche emozionare un po’, gli strimpello Karma Police e subito parte, ormai potrei fargli cantare anche qualcosa della Spears, lo farebbe.
Ci fumiamo una cannina, ti va una cannina Thom per dormire meglio? Gli chiedo con poca convinzione se vuole restare da me, mi risponde che camminare gli farà bene, va via, chiudo la porta alle sue spalle.
Senza neanche lavarmi i denti vado a letto, soddisfatto.
Lo sapevo cazzo, Thom Yorke ubriaco che canta gli Smiths ed ecco che ti ritrovi i Clap Your Hand Say Yeah, non riuscivo proprio a togliermelo dalla testa, ho sognato le due signore.