Qualche chilometro di alibi
14 ottobre 2006
Non sono stato io, non posso essere stato io, ero già lontano da tempo.
Ci sono persone che mi hanno visto, ora che ci penso ho avuto anche un diverbio con una di loro.
Mi ero fermato a bordo strada per rullarmi una sigaretta, in uno spazio sulla destra. C’era anche una macchina ferma davanti a me. Io stavo lì, ci sarò stato due minuti, quello davanti era con la sua ragazza. Insomma se uno non lo sapeva che stavo facendo una sigaretta poteva anche pensare male. In pratica questo è sceso dalla sua macchina ed è venuto verso di me, la ragazza si è voltata indietro per seguirlo con lo sguardo. E’ arrivato alla mia macchina, ha aperto lo sportello, mi ha stampato un pugno sul naso. Io mi sono ritirato in dentro e ho chiarito la mia posizione, avevo in mano il tabacco e la cartina, il filtro l’ho sputato poco dopo, l’avevo ingoiato. E lui ha capito e mi ha chiesto scusa, era mortificato, gli ho detto che non c’erano problemi.
Potete rintracciare lui e vedrete che confermerà tutto.
Non sono stato io, ve lo giuro, non posso proprio.
Ho anche sentito una persona al telefono, lo so che non si può mentre si guida, ma comunque, lui può confermarvi tutto.
Non ne avevo motivo, cioè si, lo so che forse avevo l’unico vero motivo per farlo.
Ma non l’ho fatto, non potevo farlo in nessun modo, mi aveva già ucciso lei pochi minuti prima che lo facessi io.
Your smoking reasons
6 settembre 2006
Uno fuma anche perchè proprio non ha niente da fare da mattina a sera, ventiquattro ore sono lunghe da far passare. Magari uno fuma perchè si piace con la sigaretta in mano, almeno ha cominciato per quello, perchè fumare fa schifo a tutti la prima volta. Uno fuma perchè lo vede fare alle rockstar e pensa che imitandole possa diventarlo anche lui, se non altro può darne un’idea. Uno fuma anche perchè è la miglior dieta che esista, ha fame, fuma, piccolo crampo allo stomaco, fuma ancora. Uno fuma perchè pensa che il colore grigiastro dei denti si intoni meglio con quello merdastro degli occhi. Uno fuma perchè è timido e con la sigaretta in mano si sente come se brandisse uno scudo, giusto per difesa, per aver qualcosa da fare quando incrocia gli occhi con qualcun’altro. Uno fuma perchè è nervoso e non è che fumando uno diventi meno nervoso ma almeno quando finisce una sigaretta se ne può fare un’altra, quando finiscono le unghia deve aspettare che ricrescano. Uno fuma perchè la sua ultima ragazza odiava il fumo e doveva farlo di nascosto, se non altro per non aggiungere altre polemiche alla già variopinta tavolozza. Uno fuma perchè gli sta sul cazzo Sirchia, i salutisti e i proibizionisti e se un giorno smettessero di rompere i coglioni mettendo le sigarette anche in mano ai bambini lui forse smetterebbe di fumare. Uno fuma perchè adora sentire le labbra ruvide e bruciacchiate sotto la lingua umida. Uno fuma perchè non ha mai con se l’orologio e se non altro sa che ogni sigaretta per lui corrisponde a sette minuti. Uno fuma semplicemente per avere una valida ragione per alzarsi dal letto la mattina e prendere un caffè. Uno fuma perchè è il modo più onesto e rilassante per decidere il proprio destino o almeno per illudersi che sia così.
Ballata di San Valentino
14 febbraio 2006
Bestemmiare è un atto di fede come ucciderti è stato un atto d’amore. Te lo sto ripetendo, urlandolo, singhiozzandolo. Ma tu ormai non puoi più sentirmi, i tuoi occhi sono ancora aperti ma non vedono più. C’è come una patina trasparente, un velo, tra me e te, vedo tutto sfuocato, deve essere l’agitazione.
L’agitazione come quella sera che ci eravamo dati il primo appuntamento, arrivai con venti minuti di anticipo e tu tardasti di dieci, mezz’ora in tutto che mi sembrò durare un paio di giorni, controllavo in continuazione il telefono per vedere se c’erano spaventose bustine lampeggianti.
E ora non ti sento più, ti sei sciolta nel mio abbraccio, il tuo corpo non parla più la vita e sei fredda, così fredda che potrei sentire quasi friggere il sangue caldo sulla tua pelle.
La tua pelle, era bellissima, soprattutto d’estate, quando il sole la colorava leggermente, diventava quasi dorata e amavo le linee più chiare che restavano sotto il costume.
Ti ho chiuso gli occhi, delicatamente, non c’è luce in questa stanza, non dovrebbe darti fastidio.
Se potessi spegnerei le stelle per farti addormentare tra le mie braccia, per poterti guardare, era d’agosto.
Chiudi gli occhi, riposa qui, fuori è freddo.
I tuoi occhi si ammiravano nello specchietto che avevi sempre in borsa.
Il tuo corpo si è riflesso nel coltello che avevo in tasca.
…
…
Blue turning grey
8 dicembre 2005
Da quassù tutto si vede più chiaramente. Posso volare sopra il sonno delle persone e spiare i loro sogni. Posso tenermi compagnia con i lavoratori notturni e entrare nei loro desideri. L’aria è fresca stanotte, molto più che ieri notte, dicono che sia in arrivo una nuova perturbazione. Però si sta granchè bene, si respira, la serata giusta per volare.
E posso allargare il mio sguardo di molti chilometri solo salendo qualche metro più in su e la mia mente va ancora più lontano. Fino al letto di una ragazza che non conosco e che non esiste, se non da quest’altezza, pronta a svanire non appena scorge la mia discesa verso di lei. E guardandola penso di poter vivere un pezzettino della sua vita, posso scrivere qualche pensiero nei suoi ricordi, lasciare un impronta di questo mio volo dentro lei.
Da quassù il silenzio fa troppo rumore, è talmente grande che a volte ti sembra che stia per esplodere tutto e senti di non potercela fare. Una specie di morte temporanea di questo pezzo di terra che scorre sotto di me. Una tragedia sempre pronta a palesare le sue potenzialità ma che poi svanisce con le prime luci del giorno che viene.
E la luce crea il rumore, il rumore partorisce gli uomini, gli uomini creano disordine, e da qui non è che sia più così bello vedere sotto.
Decido di tornare a casa, ad altitudini più abituali, di chiudere gli occhi e di crearlo dentro di me quel silenzio, pensando a quanto sia triste che la terra sia più bella da morta.
Qui si parla di DROGA?
6 dicembre 2005
La mamma spesso ti dice quello che puoi fare e quello che non puoi fare. Ma tu sei piccolo e non puoi capire cosa c’è dietro, e, anche se a fatica, ti convinci che è per il tuo bene, che è giusto.
Così non immagini che dietro il continuo rifilarti di legumi ci sono dietro le multinazionali degli ortaggi che combattono quelle delle cotolette, che tu preferiresti di gran lunga.
Così vieni tirato su tra mille divieti e qualche concessione. Il poco che basta, errore grossolano, per accorgerti che forse lì fuori, oltre la mamma, ci si diverte davvero.
Provi di nascosto a mettere le dita del naso, non solo non becchi un secco schiaffo sulle mani ma apprezzi anche la consistenza del prodotto espulso. Poi piano piano scopri che i panini del McDonald’s sono più buoni del passato di ceci e che i capelli scompigliati portano più amichette della fila a lato.
La trasgressione si insinua in te come un virus, come una dipendenza, vuoi sempre di più. Così ci sono le sbornie, le sigarette, le sigarette upgraded, le polveri e il sesso con sconosciuti. E la cosa più bella è che la mamma non lo sa e non potrà mai scoprirlo con un po’ di attenzione.
Non fino a quando non interviene una mamma con la vista più buona o semplicemente più spiona e attenta, la chiamano madama, legge, stato, autorità, non te ne fotte, è solo una mamma più rompicoglioni di quella di prima e anche un più severa.
Ma tanto ormai lo sai, ottenere il perdono è più semplice che ottenere il permesso.
E allora tu scontata la tua punizione, di qualunque entità, pensi a come fare a continuare nelle cose che ami riuscendo a sfuggire anche agli occhi vispi di questa nuova mamma.
Alla fine ci riesci, anche se purtroppo ti tocca rischiare molto di più, magari l’integrità fisica, magari la vita, però insomma sei di nuovo libero.
Quanto più ti proibiranno tanto più rischierai, finirai per farlo per il solo gusto infantile di disubbidire.
O per un ideale, perché ti fa ridere e forse anche incazzare che per lo stesso identico motivo, collusioni varie nemmeno tanto fantascientifiche, una cosa è vietata (l’erba del vicino sempre più verde?) e un’altra no (anche se il buon Philip M. non ha ucciso certo meno di un qualunque Pablo E.).
Intanto anche i mulini a vento si stanno stancando di farsi combattere da Don Chishotte, ma tengono duro.
Savonarola
18 ottobre 2005
Ti hanno detto che il mondo finisce fra tre giorni. Bene, settantadue ore, per prepararti non sono male, c’è stato chi ci ha messo molto di meno a morire e magari non glielo avevano neanche detto.
Poi tutti insieme sentiremo meno dolore, pensi, avremo meno paura, morire tutti non è morire. Come guadagnare un milione di euro al mese tutti, non significa essere ricchi, tanto peggio.
Vestirsi, vestirsi bene è importante, perchè non c’è nessuno che ci penserà poi, amico il mondo finisce davvero non credere che ci saranno coloro che seppelliranno le tue miserabili spoglie.
Quindi prima di tutto ritirare il vestito in lavanderia, l’ultimo matrimonio dell’ennesimo amico perso aveva lasciato tracce di vino. Farai bella figura.
Con chi passerai gli ultimi minuti. Questo è un’altro punto importante, vorresti tutti a fianco a te, tutte le persona a cui tieni di più per poterle stringere, ma non lo puoi fare, ognuno ha i suoi cani da guardare e devi abbandonare l’egocentrismo in questa circostanza. Ci sarebbe la tua famiglia, potrebbe essere una buona soluzione, ma non sai se riuscirai a reggere al dolore di vederli morire davanti a te. E non pensi al momento della morte preciso, non te ne accorgeresti neanche, ricorda finisce il mondo, pensi ai minuti che precedono, troppo straziante. D’altra parte morire soli è da traditori o da eroi e tu non avresti avuto il coraggio di essere nè l’uno nè l’altro. Alla fine vada per i “cari” che non tramontano mai, dici che è un po’ nero come umorismo?
Resta solo da organizzarti questi ultimi giorni, convinto ti dici che il solito coktail di droghe pesanti, leggere, psicofarmaci e alcool andrà più che bene, al massimo si muore. Davvero? Che vuoi che sia qualche ora di anticipo, per una volta potresti anche portarti avanti col lavoro che non fa male.
Poi, niente sesso, non inganniamo i nostri sensi, perchè regalarsi un attimo di infinità quando tutto si ha tranne che quella, quando mancano solo alcune ore? Sarebbe una vergogna, una caduta di stile che non puoi permetterti, neanche alla fine, lo stile, il tuo stile non deve latitare mai, quello te lo porti fin nella tomba, ok, anche solo metaforicamente parlando, fin nella terra.
Infine pensa al momento finale, alla fine, al sorriso che imprimerai ai tuoi muscoli, l’ultimo pensiero, te stesso va benissimo, come non lo hai mai pensato.
Tu, l’ultimo uomo sulla terra, se ci pensi intensamente e stringi i denti ti sembrerà di esserci riuscito a esserlo, per pochi istanti. Come quando trattieni i secondi prima di un rigore, per rubare l’ultimo attimo al portiere che fissa, un secondo dopo di lui e l’hai beffato.
Solo alla fine capiresti che tutto quello che da lucido ti sembrava accettabile adesso che lucido non sei non ti sembra poi questo gran capolavoro.
Three blind mice
15 ottobre 2005
Bando all’avarizia quest’oggi, invece di scrivere tre post arricchendo e addobbando tre concetti, potendo così vivere di rendita per una settimana, ho deciso di sputtanarmeli tutti in una volta.
Ecco a voi tre piccole incitazioni.
Il poeta che aveva troppa fantasia ben presto smise di scrivere. Aveva troppe idee, troppe storie e troppi personaggi nella testa, scriveva tutto il giorno ma non faceva mai in tempo a mettere su carta tutti i suoi sogni. Così un bel giorno il suo cervello scoppiò, tutte le idee si mescolarono tra loro ed esplosero.
Il poeta che aveva troppo fantasia ben presto smise di scrivere, purtroppo era impazzito.
Dovrebbero mettere, come ci sono le code veloci ai supermercati, gli sportelli bancomat per le donne. Perchè separandole evitiamo inutili congestioni del traffico. Io non so come mai ma una donna davanti allo schermino blu ci passa dei lunghi, interminabili minuti.
Che si fissi per caso insistentemente, per controllare e correggere la presenza di eventuali sbavature nel trucco? Che resti affascinata dai mille input che una macchinetta del genere riesca a richiedere?
Io non lo so, però so che al bancomat faccio anche mezz’ora di fila.
Ho confuso il mio corpo. Si, gli ho ficcato dentro tanta di quella roba diversa in questi anni che ormai poverino non capisce più niente.
Mi capita di vomitare dopo fumato, di saltellare dopo bevuto, di desiderare un caffè dopo ogni sigaretta. Io credo di averlo proprio rincoglionito e non so come fare.
Potrei smettere di assumere tutto e diventare addirittura vegetariano, così da evitargli la fatica di ogni reazione. Oppure potrei specializzarmi nel consumo di una sola sostanza, prima o poi si abitua, capisce e impara a reagire come si deve.
Il problema è ritrovarlo il mio corpo, perchè come dicevo all’inizio io l’ho confuso. Deve essere successo sabato scorso, al guardaroba del locale dove andammo a far passare la notte.
Da continuare
Stelle buone
6 ottobre 2005
Buona notte amico, ti auguro davvero di passare una buona notte, la migliore, sceglila tu. Grazie per avermi fatto divertire anche oggi con i tuoi numeri ad effetto, ti ringrazio anche per aver contribuito anche a farmi sentire una persona migliore, guardando te ovviamente.
Spero che la tua notte possa essere piena di sogni, di quelli che al mattino non evaporano, quelli che restano sottopelle per tutte le prime ore di ritorno alla vita, capaci di stamparti un sorriso inebetito sulle labbra.
Vorrei tanto che ti passasse anche il mal di testa, l’emicrania si lo so che vuoi che si sia precisi, certo anche tu potevi risparmiarti un po’, quando senti che pulsa dovresti stare fermo e mettere le mani a posto.
Buona notte, anche se con un po’ di ritardo, si lo so che stai dormendo già da qualche ora, ma come si dice in questi casi, meglio tardi che mai, basta il pensiero, mai fare i conti senza l’oste…
Ce la metterò tutta, grazie intanto, cadranno aerei forse, ma spero in mezzo a loro anche di catturare un stella, una scheggia, anche per pochi secondi, me ne ricorderei sicuramente.
minipost #11
4 ottobre 2005
A volte anche le categorie stanno lì per essere cambiate.
21st century schizoid man
4 ottobre 2005
Se voi credete che quello che capitò al povero giovine di Arancia Meccanica quando lo portarono al cinema sia la tortura più terribile, beh, non avete visto niente.
Mille volte meglio la sodomia, voglio ben dire, ci metterei la firma.
Perchè ora sembra che io mi stia perdendo ma so benissimo dove voglio arrivare, anche se pare prenda il giro largo.
Quello che voglio fare è semplicemente mettervi in guardia, perchè questa tortura è meschina, vi sorprende quando meno ve l’aspettate, quello di Arancia Meccanica alla fine se lo meritava.
Ebbene, evitate come la peste, come le gite dei vecchi tedeschi, come gli avvocati, le rubriche economiche della notte, quelle con il riassunto sulla giornata a Piazza Affari.
Oddio, se siete belli tranquilli, che state per prendere sonno, vanno pure bene, anche se c’è di meglio. Ma se avete assunto cannabinoidi nelle ultime ore, ma anche mezz’ore, fuggite, il più lontano possibile, mentre lo fate tappatevi le orecchie, pensate solo a cose dai colori pastello.
Se non riuscite a sfuggire siete fottuti, anche una sola parola di quel melodioso canto, sempre donne si occupano di queste rubriche, vi tirerà nel suo vortice, vi ammalierà con uno snocciolare di cifre senza senso, si prenderà il vostro cervello e ve lo restituirà solo quando lo avrà annodato ben stretto.
Io vi ho avvisati, ho avuto la fortuna di essere ritornato per raccontarlo, per donare la mia esperienza all’irriconoscente umanità, fatene tesoro, e dedicate un piccolo pensiero a me quando vi renderete conto di cosa vi ho risparmiato.
In ogni caso Luxottica e Montepaschi in salita, Generali in discesa; guadagna qualcosa l’euro sul dollaro che torna ad essere forte.
Quando mi serve un titolo vado nel winamp, e il mondo del pomeriggio è sempre migliore di quello della notte.