Distorsione casuale #4
16 luglio 2005
Lui non capisce, non vuole capire, ha paura di capire, ma si chiede cosa sarà. Lei spera di non restare di nuovo con una sensazione sbagliata, spera di non rituffarsi in quella solitudine brillante e mondana. Lui forse ha trovato qualcosa, l’amica che non ha mai avuto o forse qualcos’altro, ma con lei a fianco per la prima volta ha potuto chiudere gli occhi senza quella terribile sensazione di aver buttato via l’ennesima giornata. Lei alla fine si addormenta, inebriata, confusa ma stranamente euforica, chissà che questa volta non abbia trovato davvero qualcuno.
E ora sono lì, dopo una notte, uno a fianco all’altro, non si chiedono niente, si godono quell’attimo, cercando comunque di prendere il più possibile l’uno dall’altro. E’ successo tutto così stranamente in fretta che la realtà appare distorta e non si contano le ore o i giorni. E’ proprio così per tutti e due, meglio non farsi domande, il presente da risposte sufficienti per i prossimi tenta secondi, questo li rende felici. Per il futuro c’è tempo, c’è sempre tempo per il futuro.
Fine
Distorsione casuale #3
11 luglio 2005
Lui non capiva proprio cosa stesse succedendo, si sentiva innamorato, ma era troppo grande per credere a queste cose. Però qualcosa c’era, attrazione fisica? Difficile, non stava che vedendola con le luci basse e solo in viso. Sono quelle cose che non si sanno spiegare. Intanto continuava a bere, si era anche fatto offrire una sigaretta da un tipo al tavolo di fianco, lui che non fumava quasi mai, che seratina con i fiocchi.
Lei aveva preso una bella botta, di colpo si era estraniata dal suo gruppo, era finita in un mondo tutto suo dove provava a immaginare le varie strade che avrebbe potuto prendere quella strana sera, provava a guardare lontano, o almeno altrove, ma ogni tre secondi inevitabilmente veniva attratta da due occhi, da uno sguardo, da una persona che nemmeno lontanamente avrebbe immaginato stimolante in un’altra occasione.
Lui si alzò dal tavolo, ormai non c’era più niente da chiedere. La giornata era finita inesorabilmente, alla fine queste piccole emozioni lo avevano anche ravvivato, giusto un piccolo bagliore nel grigiore di una giornata, di una vita, di quei mesi che passavano tutti uguali.
Lei va in bagno, a sistemare il trucco, si guarda nello specchio, si piace, d’altra parte quando ci si osserva con un altro per una serata ci si trova sempre migliori. E così, ancora con quello sguardo fisso nella mente, raggiunge il gruppo, pronta a terminare l’ennesima serata così divertente ma così uguale alle altre.
Ora erano vicini, anche fisicamente, pochi metri li separavano, aspettavano lo stesso treno della metro, forse lo avevano preso e perso migliaia di altre volte insieme e mai si erano accorti l’uno dell’altra. Chi può spiegare perché queste cose accadono? Salgono sul treno, anche lì sono vicini a portata di occhi, ma lui è troppo timido, troppo poco abituato al contatto umano per provare a fare qualcosa. Ma lei non scende a Flora, la sua fermata, lei decide che non può lasciarsi sfuggire quest’emozione. Lui è arrivato, Skalka è la sua fermata, scende e si incammina verso casa, nella fredda notte di Praga. Lei gli va dietro e lo raggiunge, lo chiama sottovoce. Non c’era bisogno di niente, sembrava che si conoscessero da sempre, senza dire niente vanno verso la stessa direzione. Gli occhi in quella serata avevano parlato più di mille oratori e avevano detto cose che le parole difficilmente avrebbero potuto esprimere, le parole, per loro c’era tempo, c’è sempre tempo per le parole.
continua…
Distorsione casuale #2
5 luglio 2005
Lui ormai era abituato a stare solo, lo era sempre stato da piccolo, quando un’educazione troppo rigida gli aveva impedito di fare le cose che tutti facevano a quell’età, da adolescente, quando un carattere troppo sensibile lo aveva spesso bloccato sui piccoli grandi problemi di tutti i giorni, da giovane adulto quale era ora, per il bagaglio di complessi che si portava dietro. Ma non era stato sempre solo, quasi sempre, ma non sempre. Qualche buon amico, occasionalmente qualche donna, mai un’amica.
Lei è sempre stata circondata da un sacco di gente, a volte si è sentita anche troppo circondata, oppressa forse è la sensazione giusta. Tanti amici sempre giusti, genitori divorziati che non sempre sono sinonimo di mancanza di attenzione, i suoi facevano a gara a chi le desse di più, senza parlare poi dei rispettivi compagni che facevano a gara anche loro, ma per conquistare la sua simpatia. Con l’altro sesso non ha mai avuto problemi, ha sempre vissuto la sua sessualità con maturità, serenità. Ma da quel punto di vista era sola ora, da poco, per scelta sua, si era detta che aveva bisogno di un po’ di spazio per se, di stare un po’ da sola, ma non è mai così semplice, a volte è solo una scusa per non ammettere di aver sbagliato una valutazione.
E ora si trovavano lì, così diversi ma così simili. Due persone sole, in mezzo alla gente, due persone che forse avevano bisogno l’uno dell’altro. Non è chiaro di che tipo di rapporto avessero bisogno. Forse avevano soltanto la necessità di distrarsi, ma è solo un’illusione. Intanto attraverso i bicchieri ambrati per il porto bianco, gli occhi si cercavano, poi si specchiavano, si inseguivano e quando si ritrovavano impauriti si riperdevano.
continua…
Distorsione casuale #1
1 luglio 2005
Lui aveva avuto la solita giornata, sempre uguale, apparentemente bella. Solo apparentemente perché se si provava a chiedere cosa ci fosse stato di bello sarebbero potuti passare minuti di silenzio. Quella sera fu preso da uno strano, ma nemmeno poi tanto, bisogno di stare da solo, ma non semplicemente da solo, voleva stare solo in mezzo alla gente… voleva riflettere sulla sua condizione, guardando gli altri. Fu così che decise di andare in un locale che mai e poi mai avrebbe pensato di dover visitare, non che avesse qualcosa di strano, anzi, però diciamo che semplicemente lui di solito frequentava altri posti e mai aveva sentito il bisogno di cambiare. Ma quella sera un motivo c’era, il desiderio di solitudine in mezzo alla gente, lo poteva realizzare solo in un luogo dove sarebbe stato sicuro di non essere conosciuto. Il locale era uno dei soliti rifacimenti di locali stranieri… sarà stato un qualcosa di messicano? Non credo sia importante. Era solo, con il suo bicchiere, ci guardava dentro, si guardava fuori.
Lei aveva il suo gruppo di amici, erano molto affiatati, erano stati quasi tutti compagni di studi, uscivano spesso insieme, quel locale era il loro preferito, ci andavano spesso tutti insieme, enormi tavolate a ridere e scherzare. Qualche ora di spensieratezza, giusto così per dimenticare la fatica e le pene di un giorno e prepararsi al nuovo. Si divertivano.
Erano così vicini, i loro occhi rischiavano di incontrarsi, da un momento all’altro, così vicini ma così lontani, ma ancora una volta forse c’era solo apparentemente questa distanza. I loro occhi rischiavano di incontrarsi e lo fecero, una volta, veloce, la seconda volta, meno veloce, e una terza e una quarta sempre meno sfuggenti.
continua…