Diari di Abriola / 3

10 febbraio 2005

La placida corriera di Tonino l’Adriatico solcava come sempre le burrascose curve che conducevano alla Variante pronta a ripartire verso i campi e i centri limitrofi. Egli l’attendeva con impazienza, era il suo appuntamento quotidiano dopo aver svolto le sue gravose mansioni: la visita mattutina dal dottore, il colloquio con il Sindaco, la confessione pastorale e la solita denuncia depositata presso le forze dell’ordine.
Quel giorno Zefirio prese posto sul suo abituale seggiolino. Pensò che s’era proprio meritato questo viaggio verso la ridente e rigogliosa Laurenzana, impugnando con orgoglio il suo prezioso passepartout: un documento che attestava l’invalidità civile. La tranquillità venne brutalmente spazzata via quando gli giunse innanzi il nuovo inflessibile controllore. L’uomo brutalmente gli scippò la carta e con occhi privi di fantasia non potè che scorgervi un referto medico che attestava una lieve bronchite del ’54.
Il caos si impadronì del veicolo, Zefirio si inchiodò sul posto deciso a perorare la sua causa con l’occupazione, ma l’arrivo dei gendarmi vanificò il disperato tentativo.
Grande fu la commozione e la mobilitazione nel paese per l’increscioso episodio. Zefirio fu portato in trionfo, ebbe in dono una vespa scassata e su richiesta esplicita della comunità il seggiolino numero 5 venne ritirato per sempre dalle corriere locali.
Ancora oggi è possibile vedere il nostro eroe cavalcare baldanzoso il suo ciclomotore per stradine impervie alla ricerca di nuove battaglie e dell’agognata Laurenzana.

Ascolto consigliato: Tema dei Magnifici Sette

Postilla: volevamo completamente rivendicare la nostra indipendenza da quello che l’attualità ci propone, non siamo stati influenzati minimamente dai tanti ritiri di maglie di recenti e vecchie glorie del calcio. Anzi ne approfittiamo per definire tali inziative una zingarata tutta americana, basti pensare che magari l’11 di Riva è stato indossato anche da Cavezzi.

Diari di Abriola / 2

27 gennaio 2005

In classe la temevano tutti i bambini. Come a scuola anche in paese, spesso, dimenava la sua bacchetta per l’aria pronta a colpire con severità al primo cenno di disapprovazione e ignoranza. Si celava sempre dietro occhiali bui e si divorava del mal d’essere che l’attanagliava. Era talmente annidata nella sua intolleranza e nel suo vivere che fuggiva da anni la pensione.
Quel giorno la signora Cizza perse proprio il controllo, sguainò la bacchetta e in preda ad una furia cieca si avventò contro Nicola, il figlio di Piero u’ Sant, il fornaio-muratore. Nicola non voleva consegnarle il suo componimento. Ma presto cedette e solo allora ella era pronta a placar temporaneamente la sua ira.
Quando lesse non riuscì a scorgere gli evidenti errori sillabici perché fu avvolta da quelle innocenti rime a sfondo erotico indirizzate a lei. Scoppiò lo scandalo ma ormai il funesto carattere si era inabissato dinanzi al trionfo dell’amore.

Editoriale

27 gennaio 2005

E’ partita stanotte un’iniziativa editoriale interessantissima: i Diari di Abriola. Questo piccolo e poco conosciuto spazio virtuale si avvale della collaborazione di uno dei più grandi artisti presenti oggi sulla penisola, di una delle menti più fertili che l’avara Lucania abbia mai regalato al mondo intero: Fellone.
Spero che la sregolatezza del suo genio gli permetta di dare un seguito, magari anche con regolarità, a questo primo racconto. Il proposito è quello di dipingere con accuratezza e passione la gente, le vicende e gli accadimenti di quello che può essere un qualsiasi paese sperduto del sud.
Interessante credo sia anche la possibilità di ascoltare il racconto dalla viva voce dell’autore.
Lasciatevi trasportare nel mondo fatato e intrigante che Fellone ha tracciato e traccerà.

Diari di Abriola / 1

27 gennaio 2005

Era un personaggio lercio, si rifugiava sempre negli angoli più oscuri e malvagi, trionfo di bische clandestine, tra fumi di vino paesano e bicchieri di marlboro andate a male. Passava così la sua vita, tra lo sdegno popolare e il suo compiacimento bramoso.
Tutti in paese sospettavano che avesse una lingua tagliente.
E per dimostrarlo, da sadico qual era, un giorno si recò al Piesco a due Capozzole, il gigante di roccia che vegliava sulle sorti del paese, per presentare la meravigliosa e inconfutabile prova.
Prese un masso spigoloso, tra gli sguardi increduli e lo sbigottimento generale.
- …
La prognosi fu di 4 mesi, da allora non potè più proferire parola.
Ma si munì di una lavagnetta.
Le fustigazioni non mancarono per nessuno.

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