Cash machine
31 gennaio 2006
Quando mi guardo allo specchio ho paura, lo specchio ultimamente non mostra la solita faccia, la mia faccia.
Quando succede così in genere urlo e smetto di fissarlo, mi allontano per un po’ e quando ritorno rivedo il mio viso, il mio bel viso, sempre pulito, neanche un filo di barba, da persona per bene. Si perchè io ho sudato ogni singolo centesimo che ho guadagnato, mica come i politici o come questi prodigi dell’alta finanza che provano scalate su scalate, no, io mi sono conquistato tutto quello che ho, pezzo per pezzo.
A volte lo specchio mi mostra immagini semplicemente bizzarre. Pensate, stamattina mi ero appena svegliato e stavo per radermi e ho visto una cosa pazzesca, al posto della mia testa c’era uno schermo. Si, un televisore, come quello a schermo piatto che ho comprato per il salotto a natale, tremila euro per quarantadue pollici. Così il cinema ce l’ho in casa, senza dover uscire, che con tutta questa gente che c’è in giro non è mai sicuro.
E così altre volte, oggetti di tutti i tipi, capita che io stesso sono tutto un oggetto, non solo la testa. Sono stato a forma di frigorifero, come quello americano che ho in cucina, poltrona, cravatta, macchina, di tutto.
Anche la faccia della mia segretaria ho preso una volta, si quella ragazza così in gamba che ho assunto qualche mese fa. Lo riconosco, è una mia piccola debolezza, non è professionale una cosa del genere, ma non ha importanza per me, è una passione temporanea, andrà via.
Il problema è che spesso però quello che vedo riflesso è orribile, sono andato anche da un medico, avevo paura di avere una malattia in testa, ma tutti gli esami a cui mi sono sottoposto hanno dato esito negativo, hanno detto che sono semplicemente stressato.
A volte vedo dei tagli sui miei zigomi, mi tocco per verifcarne l’effettiva presenza e non ne trovo traccia, questo specchio del cazzo si è messo a guardare più in dentro di quanto non dovrebbe.
Altre volte mutano solo i miei occhi, non li riconosco, vedo al loro posto due occhi iniettati di paura, di disperazione, vedo gli occhi di quell’uomo che ho ucciso, uguali a quando mi fissavano carichi di rabbia e terrore allo stesso momento.
Sono queste le immagini che mi inquietano di più, ma io non volevo ucciderlo mica, io avevo solo paura, come lui, più di lui.
Ho sudato per avere quello che ho, la mia casa, i miei confort, la mia vita. Non ho rubato mai niente, è tutta roba mia.
Ho avuto paura che qualcuno potesse infilarsi in modo così traumatico nella mia esistenza, che qualcuno potesse infrangere il mio sogno.
Non sono una persona cattiva, davvero, ho voluto soltanto difendermi.
Ma adesso non riesco a dormire, lo specchio continua a mostrarmi tutto l’orrore che ho dentro, ogni fottuta mattina.
Ho sbagliato, sono diventato le mie cose, la mia vita è diventata il mio patrimonio, anzi il contrario, i miei soldi sono la mia vita. Hanno acquistato tanto peso che alla fine pur di difenderli li ho valutati più importanti della vita stessa, non la mia, ma di una vita qualsiasi.
Ora ho capito che questa è la mia pena, il mio peccato da espiare. E non ci sarà nessun film su nessun televisore quarantadue pollici del cazzo che riuscirà a distrarmi o a purificarmi, nessuna maledettissima cosa riuscirà a togliermi di dosso, anzi, forse da dentro, quei due occhi, tutta quella paura.
Cristallizzazione del terrore
19 dicembre 2005
Aggiornamenti dalle quattro pareti che contengono spruzzi di vitalità inaspettati misti a tossicologia varia. Si procede con alimentazione nevrotica, stomaci chiusi pronti a schiudersi per accogliere ogni forma di materiale commestibile, in ordine rigorosamente casuale. Diarree da stato psichico alterato schizzano all’improvviso, nel rispetto della più tradizionale conformazione del fenomeno. I farmaci stessi vengono assunti senza una precisa idea di fondo, si cerca di combattere gli stati di depressione con botte di vitamina C, un misto di pastiglie effervescenti e clementine, che si alternano agli stati di torpore tanto inaspettati quanto violenti. La possibilità di suicidi di massa non è esclusa, in tal caso non mancheremo di motivare il tutto con ideologie religiose di una qualche frangia estremista. Qui dentro è una gabbia di pazzi, fuori non ricordo come è, ma non mi sembrava comunque tanto meglio.
Troppo tardi
4 novembre 2005
Le mascherine si trovano sotto i sedili, estraetele e indossatele in caso di necessità. Così vi addormentiamo e vi rendiamo più dolce la discesa, morite con noi, vi lascerà senza fiato.
E’questo, in scala maggiore, sta succedendo anche adesso, la sonnolenza sta abbracciando il mondo senza far rumore, siamo tutti stanchi, ci stiamo addormentando, per provare a sognare durante l’apocalissi.
E forse i segnali non erano l’avvento di un ex alcolista texano o di un parrucchino con un passato da pianista da crociera, ma la fine se ne fotte dei segnali, ragiona per simboli e ci uccide malgrado le vive proteste del genere umano, tra l’altro indignato.
Ci sono quelli che si dannano per aver sbagliato l’ultimo investimento giusto ieri, chi invece rammaricato pensa che avrebbe anche potuto lasciar perdere le buone maniere e dedicarsi agli stupri pur di provare le gioie dell’amore, c’è chi semplicemente non ci sta e sbatte i piedi.
Ma anche di questo la fine se ne fotte, silenziosa è venuta tra di noi e non ci ha lasciato scelta, ha posato le sue dita sui nostri occhi, chiudendoli per donarci la dannazione.
Non ha risparmiato niente e nessuno, neanche quelli che credevano che invocandola avrebbero risolto un po’ di problemi. Questi sono giocattoli per grandi, ma grandi più grandi di quello che siamo, mica bombettine a base di banali reazioni chimiche o virus creati così tanto per fare, questi sono giocattoli che non puoi controllare una volta azionati e non riesci nemmeno a nasconderti da loro. Non ci sono rifugi, non ci sono vaccini, quindi largo, è inutile sgomitare per un brevetto.
E l’umanità allegramente ha continuato a litigare fino all’ultimo, non ci ha creduto, pensava di essere figa, al massimo ha provato a buttarsi dal lato del vincitore, peccato che il vinicitore questa volta un lato non ce l’aveva, al massimo, se pure lo avesse avuto, lo ha tenuto per se.
Ma qualcuno è restato, perchè il povero idiota che non se ne accorge c’è sempre, stavolta gli idioti ce l’hanno fatta.
In mano a loro la rifondazione ex novo di un villaggio per l’uomo, a loro il compito di tramandare il seme, le intuizioni e le cazzate del passato.
Lo scenario è devastato, in piedi sono rimasti solo palazzoni di dubbio gusto, come un insulto a quello che eravamo diventati, a memoria di quanto in basso fosse arrivata la nostra involuzione, come monito per il futuro. Tutto il resto è polvere, puzza e resti di sorpassate vanità.
Purtroppo, tra le altre cose, il sole si è spento e al buio mi risulta anche un po’ difficile continuare a scrivere e a pensare.
Questo è il giorno zero, gente si riparte, sono uno di quegli idioti, questa volta abbiamo vinto noi.
Savonarola
18 ottobre 2005
Ti hanno detto che il mondo finisce fra tre giorni. Bene, settantadue ore, per prepararti non sono male, c’è stato chi ci ha messo molto di meno a morire e magari non glielo avevano neanche detto.
Poi tutti insieme sentiremo meno dolore, pensi, avremo meno paura, morire tutti non è morire. Come guadagnare un milione di euro al mese tutti, non significa essere ricchi, tanto peggio.
Vestirsi, vestirsi bene è importante, perchè non c’è nessuno che ci penserà poi, amico il mondo finisce davvero non credere che ci saranno coloro che seppelliranno le tue miserabili spoglie.
Quindi prima di tutto ritirare il vestito in lavanderia, l’ultimo matrimonio dell’ennesimo amico perso aveva lasciato tracce di vino. Farai bella figura.
Con chi passerai gli ultimi minuti. Questo è un’altro punto importante, vorresti tutti a fianco a te, tutte le persona a cui tieni di più per poterle stringere, ma non lo puoi fare, ognuno ha i suoi cani da guardare e devi abbandonare l’egocentrismo in questa circostanza. Ci sarebbe la tua famiglia, potrebbe essere una buona soluzione, ma non sai se riuscirai a reggere al dolore di vederli morire davanti a te. E non pensi al momento della morte preciso, non te ne accorgeresti neanche, ricorda finisce il mondo, pensi ai minuti che precedono, troppo straziante. D’altra parte morire soli è da traditori o da eroi e tu non avresti avuto il coraggio di essere nè l’uno nè l’altro. Alla fine vada per i “cari” che non tramontano mai, dici che è un po’ nero come umorismo?
Resta solo da organizzarti questi ultimi giorni, convinto ti dici che il solito coktail di droghe pesanti, leggere, psicofarmaci e alcool andrà più che bene, al massimo si muore. Davvero? Che vuoi che sia qualche ora di anticipo, per una volta potresti anche portarti avanti col lavoro che non fa male.
Poi, niente sesso, non inganniamo i nostri sensi, perchè regalarsi un attimo di infinità quando tutto si ha tranne che quella, quando mancano solo alcune ore? Sarebbe una vergogna, una caduta di stile che non puoi permetterti, neanche alla fine, lo stile, il tuo stile non deve latitare mai, quello te lo porti fin nella tomba, ok, anche solo metaforicamente parlando, fin nella terra.
Infine pensa al momento finale, alla fine, al sorriso che imprimerai ai tuoi muscoli, l’ultimo pensiero, te stesso va benissimo, come non lo hai mai pensato.
Tu, l’ultimo uomo sulla terra, se ci pensi intensamente e stringi i denti ti sembrerà di esserci riuscito a esserlo, per pochi istanti. Come quando trattieni i secondi prima di un rigore, per rubare l’ultimo attimo al portiere che fissa, un secondo dopo di lui e l’hai beffato.
Solo alla fine capiresti che tutto quello che da lucido ti sembrava accettabile adesso che lucido non sei non ti sembra poi questo gran capolavoro.